«Opening up Education» per la scuola digitale in Europa. L’Italia, fa quel che può: poco

Un'aula di scuola con la Lim, la lavagna interattiva multimediale

Un’aula di scuola con la Lim, la lavagna interattiva multimediale

La Commissione Europea ha lanciato il piano d’azione “Opening up Education” per incentivare l’innovazione e le competenze digitali nelle scuole e nelle università. Il progetto è stato presentato nelle scorse settimane a Bruxelles. Si parte da un dato di fatto e che cioè nell’Ue oltre il 60% dei bambini di nove anni frequenta istituti scolastici non ancora dotati di tecnologia digitale, secondo le statistiche Ue. Dunque, la Commissione europea ha deciso di affrontare questo ed altri problemi di carattere digitale che impediscono a scuole ed università di fornire un’istruzione di elevata qualità e di trasmettere le competenze digitali che entro il 2020 saranno richieste dal 90% dei posti di lavoro. Per contribuire all’avvio dell’iniziativa la Commissione ha lanciato un nuovo sito web, Open Education Europa, che consentirà agli studenti, agli operatori del settore e agli istituti di istruzione di condividere risorse educative aperte e liberamente utilizzabili. Cioè, una «scuola digitale».

Insegnanti non sicuri delle proprie competenze digitali

Gli esperti della Commissione, durante la presentazione, hanno spiegato che «una quota pari al 50-80% degli studenti nei paesi Ue non utilizza mai libri di testo digitali, software di esercizi, sistemi broadcast/podcast, simulazioni o giochi didattici. La maggior parte degli insegnanti nelle scuole primarie e secondarie non si sente sicura delle proprie competenze digitali né in grado di insegnarle in modo efficace e il 70% di essi auspica una formazione potenziata nell’uso delle TIC. In Lettonia, Lituania e Repubblica ceca gli scolari hanno la maggiore probabilità (oltre il 90%) di disporre di un accesso ad Internet a scuola, il doppio rispetto a Grecia e Croazia (45% circa).

La nuova sfida

L’istruzione superiore deve inoltre far fronte ad una sfida digitale: dato che il numero di studenti dell’UE è destinato a crescere in misura considerevole nel prossimo decennio, le università devono necessariamente adeguare a tale situazione i metodi d’insegnamento tradizionali, offrendo una combinazione di corsi “face to face” ed opportunità di formazione online quali i MOOC (Massive Open Online Courses – corsi online aperti e di massa), che consentano l’accesso all’istruzione in qualsiasi luogo, in qualsiasi momento e mediante qualsiasi dispositivo. Ma molte università non sono pronte per un tale cambiamento.

Nel mondo dei sogni

Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione con delega all'Agenda digitale

Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione con delega all’Agenda digitale

Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione con delega all’Agenda digitale, ha spiegato: «Il mio sogno è avere solo aule digitali entro il 2020. L’istruzione deve rimanere in contatto con la realtà, non può costituire un universo parallelo. I giovani vogliono utilizzare le tecnologie digitali in ogni aspetto della propria vita. Necessitano di competenze digitali per ottenere posti di lavoro. Tutte le nostre scuole e università, non solo alcune di esse, devono rispecchiare questa realtà».

L’Italia a scartamento ridotto

Maria Chiara Carrozza, ministro dell'Istruzione

Maria Chiara Carrozza, ministro dell’Istruzione

Il 9 settembre scorso il Governo ha approvato un decreto legge per le «misure urgenti per la scuola, l’università e la ricerca. Entro il 9 novembre dovrà essere convertito in legge, ma da subito sono nate contestazioni. In molti non hanno digerito la decisione del ministro Maria Chiara Carrozza di rinviare l’obbligo di adottare gli ebook (libri elettronici) nelle scuole prevedendo 8 milioni di euro solo per l’acquisto di questi prodotti «da dare in comodato d’uso agli alunni in situazioni economiche disagiate». Insomma, se l’Ue spinge l’acceleratore l’Italia invece frena. Decisamente.

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